La stabile ossatura granitica che affonda le radici nella profondità della crosta terrestre, dà all’isola di Sardegna un suo robusto equilibrio, dopo millenni di tormentati sconvolgimenti, che hanno interessato tutto il pianeta.

La “pace” geologica raggiunta, ci mostra che sul forte telaio granitico, in prevalenza di color grigio, ma non mancano i graniti, “bianchi”, “rosa” o “ocra”, dovuti alle prevalenze di componenti chimiche in essi disciolte, si intersecano ulteriori colorazioni, per la presenza di altre numerose formazioni litologiche di cui si compone l’isola. La tavolozza non è certo monocromatica. Buona parte è ricoperta da boschi ed essenze arboree che ne mascherano il suo roccioso multicolore. Anche se qualche pennellata si erge sul verde di svariate tonalità, come per esempio i tacchi dell’Ogliastra ed in particolare il Perda liana, presso Gairo, in provincia di Nuoro. Di origine calcarea, formatosi nel Giurassico, 190 -160 milioni di anni fa. Svetta sino a quota 1293 metri sul livello del mare e le sue colorazioni mutano a secondo la luminosità, con prevalenza del colore chiaro, dovuto alla forte presenza della calcite nella sua composizione, calcare – dolomitico, così classificato, sino a sfumature di colo bronzeo. La formazione calcarea, mutevole alla rifrazione solare, la ritroviamo in molti siti noti dal nord al sud dell’isola, come per esempio il promontorio di Capo caccia, ad Alghero o l’isolotto di Pan di zucchero, di calcare ceroide presso Nebida, Iglesias, che si specchiano nel mare azzurro di Sardegna. Oppure, chi non è stato mai distolto dal bianco accecante del Monte Albo, transitando sulla SS 131 bis, Nuoro – Olbia, all’altezza delterritorio di Lula e Siniscola? Tanti sono gli scorci calcarei emersi dal quel mare in tempesta che prima ha ricoperto, poi fatto emergere, dotando la nostra terra di una varietà cromatica che ha pochi eguali nel mediterraneo. Pensiamo agli scisti, con una vasta gamma che variano dal grigio, al verde antico, o le trachiti, con colorazioni morbide e calde che virano dal ruggine al giallo ocra, sino al bianco sporco. Ma anche il color rosso vinaccia, dei sedimenti presso le terme di Sardara o nella scogliera presso Nebida, che si contrappone al candido calcare del Pan di Zucchero, non stride. In quest’ultimo angolo di Sardegna una visita, per bravi escursionisti, al Gran Canale di Nebida, meriterebbe. Formatosi circa 540 milioni di anni fa, costituisce la zolla più antica dell’isola, con le sue imponenti pareti, che sprofondando nel mare blu della baia e colpisce con il suo paesaggio policromo, di suggestivo fascino. Così pure si integrano, nel caleidoscopio sardo, i cupi grigio ferro, quasi nero, dei basalti che sovente tendono al rosso bruno, come quelli del Monti Ferru, Monte Arci o della splendida Giara di Gesturi. Questo grande “affresco”, molto sintetico, della generosa policroma geologia della Sardegna, chiusa nell’azzurro mare, è circondata da una friabile corona che la rende “regale”. Corona composta da granelli di sabbia che l’avvolgono premurosamente, anch’essi figli delle grandi formazioni geologiche che nel tempo hanno rilasciato parte della loro consistenza, in quel mare iquieto, ai confini della terra emersa.

Così questo morbido abbraccio si incastona di piccoli cristalli rosa, che troviamo nell’isola di Budelli, nell’arcipelago della Maddalena, formatisi da frammenti di gusci calcarei, abitati e poi abbandonati dal micro organismo Miniacina miniacea. Mentre il versantesud è impreziosito dalla lunga distesa di “chicchi di riso bianco”, grani di sabbia di composizione quarzifera presenti lungo la spiaggia di Is Aruttas, nell’area protetta del Sinis, in provincia di Oristano. Ma ancora, nel suo sviluppo circolare, trovano accoglienza altre sabbie che si impregnano di ulteriori sfumature, come quelle giallo d’orate delle Dune di Piscinas, nel comune di Arbus, nel sud Sardegna. Sabbie che con i tramonti virano al rosso arancio, dando maestosità all’intero compendio che si innalza gradualmente nell’entroterra a formare la duna più alta del Mediterraneo. Così pure si incastonano nel nostro diadema, ulteriori “gemme”, come le candide sabbie della spiaggia della Pelosa, presso Stintino, Sassari o la spiaggia di Silias presso Villasimius, con sabbia scura e nerastra, dovuta alla presenza di ferro. Si potrebbe a lungo continuare, perché sono tanti i diademi rocciosi e sabbiosi, dalle piccole calette ai lunghi tratti, che per la loro esposizione dal sorgere o al tramonto del sole, mutano l’originale colorazione, in molteplici cromatismi nell’arco della giornata.
Insomma una immensa tela di colori e forme, che impreziosisce la nostra isola e che merita, in ogni sua parte, d’essere attentamente osservata.
Le foto concesse dal PGSAS (Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna) sono di Stefano Sernagiotto, operatore del Parco.